Quando un 9 in pagella nasce da un abbraccio (e una partita alla PlayStation)

Il nesso tra una relazione di fiducia e un miglior apprendimento

Quando a fine settembre ho iniziato a lavorare con Chicco (nome di fantasia per proteggere la sua privacy), sapevo che non avrebbero funzionato le solite tabelle di marcia rigide. Con 15 ore a settimana passate insieme, il rischio di diventare “quella dei compiti” era altissimo. Eppure, a distanza di pochi mesi, quello che è nato tra noi va ben oltre il supporto scolastico: è un’alchimia fatta di complicità, affetto e, soprattutto, sicurezza. E’ una relazione di fiducia.

Il potere della “Figura di Riferimento”

Spesso si pensa che per migliorare i voti servano più ore di studio. La realtà è che per un ragazzo, specialmente se vive sfide emotive o neurodivergenze, il rendimento è lo specchio del benessere interno. La sua psicoterapeuta è stata chiara con i genitori: “Tenetevi stretta Sabrina, perché Chicco ha trovato una figura di riferimento sicura”.

Questa frase mi ha commossa ma non mi ha stupita. In queste ore passate insieme, non abbiamo solo aperto i libri; abbiamo costruito un ponte. Quando un ragazzo si sente visto e non giudicato, la sua mente si apre. Questo facilita anche l’apprendimento.

Dai risultati ai sorrisi: i numeri del cambiamento

I fatti parlano chiaro e il registro elettronico oggi sorride:

  • Settembre: Una media oscillante tra il 5 e il 6, condita da tanta frustrazione.

  • Oggi: Una sfilza di 7, 8 e persino 9.

Ma il vero successo non è il voto in pagella. È la sicurezza con cui Chicco affronta la verifica, sapendo che ha gli strumenti per farcela. È vederlo passare dal “non ci riesco” al “proviamoci”.

Un rapporto che esce dai libri: il pranzo di oggi

Il legame che ci unisce è diventato spontaneamente profondo. Per me, Chicco non è solo un utente del mio lavoro di Coaching; è parte di una quotidianità fatta di risate e complicità.

Oggi, ad esempio, abbiamo deciso di fare uno strappo alla regola “professionale” per nutrire l’anima: l’ho portato a casa mia a pranzo. È stato bellissimo vederlo integrarsi con i miei figli maschi, quello naturale e quello acquisito, giocare alla PlayStation e vivere un momento di totale relax “off-job”. Vedere la sua serenità in un contesto familiare è la conferma che il lavoro che stiamo facendo tocca corde profonde.

“Santa Sabrina” e il ruolo del Coach

Sua madre ormai mi chiama scherzosamente “Santa Sabrina”. In realtà, non ci sono miracoli, ma solo la volontà di esserci davvero. Come Life e ADHD Coach, il mio obiettivo non è mai stato quello di sostituirmi ai professori, ma di essere quella bussola che aiuta il ragazzo a navigare nelle sue tempeste.

La storia di Chicco dimostra che quando l’apprendimento passa attraverso il cuore, i risultati arrivano quasi per inerzia. Perché un ragazzo che si sente amato e protetto è un ragazzo che non ha più paura di imparare.

Per saperne di più su ADHD e NEURODIVERGENZE, clicca qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Neurodivergenza

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