BIOETICA & VITA

Aborto e dintorni

Mi è stato chiesto di esprimere una opinione sul recente attacco che un infermiere obiettore di coscienza ha subìto da parte di alcuni colleghi che sul tema dell’aborto la pensano in modo diverso. Mi sono premurata di leggere quanto reperito su internet, e come accade ad ogni essere pensante mi sono fatta una idea.

Io non sono una infermiera, sono soltanto una mamma e come mamma un tempo scelsi di non abortire il mio figlio malformato. Ora non voglio star qui a raccontare quanta gioia, insieme a lotte e ansia, nostro figlio in quindici meravigliosi anni ci abbia regalato; neppure di come mai io mi sia pentita della scelta, neppure dinanzi ai momenti in cui tutto sembrava essere perduto.

Voglio andare alle radici del mio essere una donna, una madre, e soprattutto una cristiana. Come spesso accade, questi avvenimenti diventano terreno di scontro delle ideologie, ponendo le persone agli antipodi e dividendoli in categorie: credente-non credente; abortista-prolifer, etc. A mio parere non c’è nulla di più sbagliato. E’ un terreno sopra il quale nulla può essere costruito, perchè il suo humus è formato da pregiudizio e da una religiosità strisciante, che non ha nulla a che vedere con la vera fede.

Non mi trovo assolutamente d’accordo con l’aborto di per sè, non per un fatto religioso, semplicemente perchè nell’atto abortivo c’è un figlio che muore, e credo di aver già convalidato nella mia carne quanto sto affermando, accogliendo mio figlio a suo tempo; credo quindi di non poter fornire elementi ulteriori su quanto sto affermando.

C’è però anche una madre che muore insieme al figlio. Il mio amore per le donne, soprattutto quelle incinte, per le quali e con le quali lavoro da oltre quindici anni proprio per aiutarle a non rinunciare al proprio bambino anche dinanzi alla non-speranza di poterlo portare a casa, mi fa pensare fiduciosamente che nessuna madre si avvicini all’aborto con leggerezza, neppure le ragazzine che incoscientemente fumano una sigaretta nelle sale pre-aborto parlando del più e del meno. Io so, e lo so con certezza, che quel gesto apparentemente senza valore al momento, non mancherà di sortire i suoi effetti nel tempo, e su questo potremmo davvero scrivere libri su libri.

Non capisco come si possa arrivare a decidere chi abbia ragione e chi torto in un confronto di questo tipo. Da una parte abbiamo un medico che si schiera totalmente in favore di un bambino nel grembo, piccolo, indifeso, vivente; dall’altra un altro medico che si schiera totalmente in favore di una madre, incinta, libera per legge di decidere della vita che serba nel grembo. Come si può trovare un terreno di incontro, senza cercare di abbracciare ed amare entrambe queste figure che sono già tanto legate fisicamente ed emotivamente?

Che l’aborto sia la morte procurata di un bambino vivente è fuori discussione, negare questo è invalidare la propria stessa laurea, è vanificare gli studi in biologia. Quello che però conta in questa situazione, è come viene vissuta questa esperienza, e soprattutto che ruolo può avere un medico, cristiano o no, in questa cornice. Ho sempre avuto terrore di credenti che brandiscono le Sacre Scritture come fossero clave. Troppe volte mi sono vista ferita da comportamenti di persone che si sfinivano di Rosari e libretti di preghiera che si sono poi rivelati programmati per distruggere; e troppe altre volte sono stata stupìta da persone atee, divenuti poi amici carissimi, la cui onestà intellettuale e il cui cuore grande “davano una pista” a qualunque altro sedicente cristiano.

Nel mio lavoro con La Quercia Millenaria, io parto da un principio. Dio fa una storia con ognuno di noi. Quale è il mio ruolo? Una madre incinta viene da me, spinta dal desiderio di abortire un feto malformato. Cosa devo fare? Intanto accogliere la madre, capire le sue paure, comprendere se c’è un margine di aiuto in cui posso far intervenire un medico che possa guarire suo figlio. Fare tutto il possibile per amare lei e per aiutarla ad amare il suo bambino. Ma io so che qualora tutto fosse vano, al di là della legge che permette la morte di quel bambino, il mio dovere è innanzitutto mettere quella donna nella verità senza giudicarla. E qualora lei scegliesse la strada che io non voglio, mi rimane pregare per lei, anche se questo magari non le è utile… mi rimane anche rinnovarle la mia disponibilità ad accoglierla DOPO, se tornerà a piangere, e questo sì che le potrà servire… Mi rimane capire che dietro la morte di un bambino si nasconde a volte un immenso mistero di redenzione, anche per la madre stessa, con i tempi che Dio conosce.

Credo sia tempo di unire le forze, lasciando da parte ogni ideologia ed estremismo, religioso, politico, psicologico o altro, per dedicarsi davvero ad amare le persone. Anche quando sbagliano… e a capire che noi per primi, nel nome di un Dio che forse non conosciamo, possiamo diventare assassini dei nostri fratelli.

 

Sabrina Pietrangeli

 

Tagged , , , , , , , ,

About Sabrina Pietrangeli

Scrittrice, bioeticista e youtuber, fondatrice di una associazione Onlus di matrice socio-sanitaria. Amante della vita e della bellezza, riporta nel suo quotidiano e nel rapporto con gli altri tutto il suo carico di esperienze e di desiderio di dare e ricevere vita.
View all posts by Sabrina Pietrangeli →

Lascia un commento