BIOETICA & VITA

Ferragosto in corsia, il migliore della mia vita

Di Tiziana mi “innamoro” la prima volta che la vedo (è brutto dirlo, ma anche per noi operatori, non sono tutte uguali, “questione di feeling”, direbbe qualcuno!…) 45 anni, praticamente una mia coetanea, alta, capelli lunghi, sguardo profondo e lineamenti da gitana, e… ovviamente incinta!

Il medico me la presenta, e mi dice “questa grande donna è in attesa di un bambino portatore di Trisomia 18, ed è già mamma di un piccolo down.” Siamo a metà maggio, e da quel momento in poi, io chiedo di essere presente ad ogni ecografia di controllo di Tiziana.

Inizia un rapporto di grande affetto, slegato totalmente dalla professionalità che il mio lavoro richiede. Lei è una delle prime mamme che assieme al marito compilano il nostro Birth-Plan, il piano nascita che prevede la delicata opera di mediazione della Quercia con la direzione sanitaria del Presidio dove lavoriamo, affinchè la mamma e il papà di un bambino che si suppone terminale, possano godere di ogni momento in compagnia del proprio piccolo, e soprattutto possano avere tutta una serie di ricordi da conservare comunque vadano le cose: un book fotografico, un braccialetto, le calzine o il cappellino, la copertina che lo avvolge alla nascita, le impronte delle mani o dei piedini, e soprattutto, per chi lo richiede con convinzione, il Santo Battesimo.

Passano i mesi, e con un mese di anticipo, Tiziana viene ricoverata… il piccolo, che sinora aveva sempre goduto di un andamento costante, ha delle “cadute” a livello di battito cardiaco che destano molta preoccupazione: farlo nascere, non farlo nascere, discernere sembra complicato. Sembra troppo piccolo, non si sa se i polmoni sono maturi, ma non si può attendere, quei picchi improvvisi potrebbero causare la sua morte. Così si decide per un cesareo d’urgenza, e io e Tiziana scendiamo in sala parto, insieme.

La tensione è alle stelle. Di questo bambino non si sa il futuro. Tiziana mi dà la bottiglina dell’acqua santa di Lourdes e la vestina bianca che ha portato con sé … “per favore, se vedi che è in pericolo di vita, battèzzalo tu”. La vicinanza, la preghiera, il neonatologo scambia due parole con me, e mi da’ istruzioni sul come e quando potrò avvicinarmi al piccolo.  Diego viene assistito, aspirato, pare respiri da solo, qualche debole vagito. Poi il neonatologo si affaccia e mi fa un cenno “venga”. Entro nell’isoletta neonatale, Dio, com’è piccolo, 1 kilo e 300 grammi, uno scriccioletto bellissimo, che ci mette tutta la forza che ha per collezionare un respiro dopo l’altro.

L’imbarazzo dei giovani specializzandi, la mia domanda precisa “come se la sta cavando?”… “Insomma, stiamo pensando di intubarlo”. Ed io “vorrei battezzarlo”… “prego, faccia pure”. Apro la bottiglia, e improvvisamente realizzo che attraverso me, con tutto il carico di dubbi, peccati, paure, questa creatura diventerà un figlio di Dio. Brividi, e una preghiera “Signore, non guardare le mie mani, guarda il mio cuore. Rovescio l’acqua sulla testolina di Diego una, due, tre volte “Diego, io ti battezzo nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo”. I giovani medici, costernati “ma… può farlo chiunque?”, ed io “in mancanza di un prete, si. Se siete battezzati e avete fede, non lasciate mai che un bambino muoia senza il Battesimo”. Silenzio.

Inizia l’attesa che esca la mamma, le condizioni del piccolo sono stabili, viene messo nel reparto apposito. Solo in serata Tiziana risale in camera, e posso andare via. Nei corridoi un medico che mi aveva visto lì dalla mattina “Dottoressa, ancora qui? Certo che ha passato un bel Ferragosto!”… ed io ho in mente il flashback degli ultimi 20 anni, di tutti i 15 agosto tutti uguali, bellissimi per carità, paella e sangria al mare con suoceri e cognati, tanto amore, famiglia, ma quest’anno, pensa un po’, loro sono altrove per la prima volta, ed ho potuto essere libera, ho potuto essere lì. Soffoco uno sbadiglio e rispondo “Si, dottore, probabilmente il Ferragosto più ricco di senso di tutta la mia vita”.

Ndr. Il piccolo Diego è vissuto tre giorni. Nel momento in cui moriva tra le braccia di mamma e papà in terapia intensiva pediatrica, io ero in viaggio per l’Emilia, per un Battesimo di un bimbo della Quercia e una serata a tema dedicata all’associazione. Improvvisamente ho pensato “come starà Dieghino? Non sento Tiziana da ieri sera”. Chiamo e risponde Tiziana in mezzo a un frastuono di macchine che suonano e sibilano, e dice “E’ appena andato via”… io impietrita, rispondo: “proprio ora, vi ho pensati”, e lei “E’ stato il tuo figlioccio… ti voleva salutare”.

Sabrina Pietrangeli Paluzzi

 

 

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About Sabrina Pietrangeli

Madre di 3 ragazzi, scrittrice e bioeticista, blogger e youtuber, fondatrice e presidente di una associazione Onlus di matrice socio-sanitaria. Amante della vita, della bellezza, della gioia, riporta nella sua quotidianità tutto il suo carico di esperienze e di desiderio di dare e ricevere amore.
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